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            In un anno e due mesi di convenzione, ad oggi, Eataly Bari ha devoluto all’Associazione di volontariato InConTra diecimila chili di pane per i suoi assistiti. Prodotti da forno invenduti a fine giornata e quindi non più commercializzabili per alti standard qualitativi da rispettare, ma ottimi da dispensare ai bisognosi del territorio.

            Al termine di uno degli ultimi ritiri agostani lo staff di Eataly Bari e i volontari coinvolti in prima linea nell’operazione si sono accorti dai registri di aver raggiunto e già superato il grande traguardo. 

Perfettamente in linea con la legge dello Stato approvata agli inizi di questo mese dal Senato per la lotta allo spreco, InConTra ed Eataly lavorano in simbiosi al fine di recuperare avanzo alimentare di ottima qualità e donarne a chi diversamente non potrebbe permetterselo. L’associazione di volontariato ha provveduto con costanza a distribuire i prodotti da forno ricevuti ai sui assistiti dei duecento nuclei famigliari sulla soglia della povertà, circa settecento persone, e ai senza fissa dimora che affollano le cene in Piazza Umberto I, ma anche condivisi nella fitta rete del terzo settore barese.

Il Presidente di InConTra, Gianni Macina: “Teniamo a che tutti i nostri assistiti abbiano come sostentarsi con dignità tanto quanto alla lotta allo spreco. Il bisogno e lo sperpero, due problematiche che si potrebbero sedare a vicenda. Per l’associazione ogni gesto è importante, il supporto dei singoli, l’aiuto dei piccoli e medi esercenti così come le convenzioni con le catene della grande distribuzione. Queste ultime, c’è da dire però, che ci consentono di dare maggiore garanzia di approvvigionamenti agli amici senza fissa dimora e alle famiglie indigenti sempre in aumento. Un caloroso ringraziamento va ad Eataly Bari con l’augurio di poter raggiungere insieme molti altri traguardi.”

 

 

InConTra Associazione ONLUS offre, attraverso i suoi volontari di ogni età, un servizio costante di assistenza agli "invisibili" della città: persone senza fissa dimora, immigrati con una sistemazione precaria e nuclei familiari che vivono nel disagio e nella incertezza, non solo economica.

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Michele Tataranni

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